Milano, lunedì 18 marzo 2019

077Moleti IMG 8678 web«Se Renato Tammaro è il papà della Riccardi, Nino Moleti ne è sicuramente lo zio: lassù ora ritroverà il suo grande amico, mio padre sarà felice di riabbracciarlo»: il dice pensiero del presidente dell’Atletica Riccardi Milano 1946 Sergio Tammaro va al primo atleta che nel 1946 ha indossato quella maglia verde che negli anni (o meglio, nei decenni) sarebbe diventata sinonimo di atletica di qualità a Milano e in tutta Italia.

Nino Moleti si è spento sabato 16 marzo (le esequie saranno celebrate domani martedì 19 marzo alle ore 14:45 al Santuario di Santa Maria di Lourdes in Via Lomazzo a Milano): aveva 93 anni, era nato il 25 dicembre 1925, «non certo il giorno adatto per venire al mondo perché significava ricevere un solo regalo per il Santo Natale e per il compleanno» amava ripetere con una certa ironia. Se è impossibile decidere il giorno in cui nascere Nino aveva invece scelto il percorso sportivo da seguire, trascinato da un tornado di entusiasmo chiamato Renato Tammaro: i due, praticamente coetanei (Renato era nato il 13 marzo 1926), si erano conosciuti sui banchi di scuola, verso il traguardo del diploma di ragioneria all’istituto Schiapparelli, e poco più che ventenne lo stesso Moleti fu di fatto il primo atleta del sodalizio fondato da Renato.Nino Moleti Renato Tammaro Angelo Groppelli

 

Renato Tammaro e Nino Moleti (NELLA FOTO a destra mentre premiano Angelo Groppelli) avrebbero conosciuto assieme le loro future mogli (Maria Bellini in Tammaro e Piera Moleti) e avrebbero vissuto fianco a fianco ben oltre mezzo secolo di storia dell’Atletica Riccardi Milano: uno come presidente, l’altro come segretario, figura preziosissima in Consiglio Direttivo, ma non solo. Moleti fu anche tanto di più per la Riccardi, esempio preziosissimo di fedeltà a una società nel microcosmo dell’atletica leggera: della Pasqua dell’Atleta era il fotografo ufficiale e fu un suo scatto a documentare al globo il primato mondiale dell’asta (5.72) del polacco Wladyslaw Kozakiewicz nell’edizione 1980 (la potete osservare a fondo pagina), del Ragazzo più Veloce di Milano è stato a lungo speaker.

Uomo di spirito e di grande cordialità, componente attivo del Consiglio Direttivo fino a una manciata di mesi fa, per i propri 90 anni (e per i 70 della Riccardi) si era regalato (e aveva regalato alla Riccardi) una raccolta di cronache, curiosità, volti e personaggi della storia delle maglie verdi. Il suo ricordo, al funerale dell’amico Renato il 9 aprile 2015, era stato commovente: «Sono certo che lassù stai pensando di organizzare il Ragazzo più Veloce del Paradiso». Ora potranno organizzarlo assieme: buon viaggio, Nino, e soprattutto GRAZIE!

 

A ricordare l’entusiasmo e la passione che contraddistingueva Renato Tammaro e Nino Moleti nei primi anni della Riccardi riportiamo un articolo scritto diversi anni dopo dallo stesso Moleti e intitolato “Che cosa farai quando sarai grande?”.moleti tammaro web DSC 0464

È la domanda che si pone ai giovani virgulti per provocare le loro speranze. Ai miei tempi, e purtroppo sono passati tanti anni, Giovannino rispondeva: - Io farò il pompiere.- - Io invece il macchinista del treno.- Con un sorriso radioso e colmo di speranze Teresina annunciava: - Io voglio fare la sarta. – Quante speranze!
Con la stessa speranza tanti anni fa’ Renato Tammaro pronunciò: - Io fondo la Riccardi e sarà una delle squadre di atletica più forti d’Italia! Renato, da allora e ancora oggi presidente, è l’Anima della società. La storia ha confermato le sue aspettative.
Esaminiamo l’ultimo decennio, l’anno della piena maturità. Si può tranquillamente annunciare che la Riccardi si è sempre classificata fra le primissime società italiane.
Diamo però uno sguardo più attento alle graduatorie annuali dei campionati.
Le società militari hanno quasi sempre occupato le prime posizioni. Io però le metto da parte. Senza togliere loro alcun merito si sono pavoneggiate con le penne altrui. I nostri migliori atleti e naturalmente anche quelli delle altre società civili, ci sono stati da loro rapinati durante il periodo di ferma militare ed inseriti nelle loro formazioni e quindi nelle vittorie e pertanto punteggi. A noi è rimasto il rammarico che i nostri atleti, scoperti, allevati, allenati, formati atleticamente e sottratti proprio nella loro maturità atletica, sono stati costretti a gareggiare contro le nostre formazioni orfane.
Società commerciali, industriali, bancarie, o sponsorizzate. Tutte queste hanno avuto possibilità economiche di gran lunga superiori alle nostre. Sarebbe come mettere a confronto la Fiat, Berlusconi, Moratti con le squadre di calcio dell’Empoli, della Reggina, del Siena. Perciò mettiamo da parte anche loro. Parliamo dei CUS. Non credo sia eresia sostenere che anche noi tutti contribuiamo economicamente al loro mantenimento .
Risultato finale: l’Atletica Riccardi è la prima società italiana. Voi pensatela come volete, io però ne sono convinto. Che ci importano le classifiche ufficiali, noi siamo meno burocratici e più passionali; questo è il mio pensiero. Io sono un romantico! A me piace sperare che alle prossime domande che verranno fatte ai nostri giovani: - Cosa farai da grande? – ci sia qualcuno che risponda: - Voglio fondare una società atletica come la Riccardi! –
Utopia, speranza, previsione ?
… e le stelle staranno a guardare.

FOTO a colori di Mario Grassi 

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Kozakiewicz Nino Moleti

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